Pensione di vecchiaia: requisiti, età e contributi aggiornati

La scheda

Requisiti nel 2026
67 anni di età e almeno 20 anni di contributi, uguali per uomini e donne, dipendenti, autonomi e iscritti alla Gestione Separata.
Dal 2027
67 anni e 1 mese nel 2027 e 67 anni e 3 mesi nel 2028, sempre con 20 anni di contributi (circolare INPS n. 28/2026).
Contributivo puro
Chi ha iniziato a versare dal 1996 deve avere una pensione di almeno 546,24 euro al mese nel 2026; altrimenti esce a 71 anni con 5 anni di contributi effettivi.
Invalidi all’80%
Dipendenti iscritti all’AGO con invalidità riconosciuta dall’INPS almeno all’80%: nel 2026 61 anni (uomini) o 56 (donne), 20 anni di contributi e una finestra di 12 mesi.
Come si chiede
Online sul portale INPS con SPID, CIE o CNS, tramite Contact center o patronato; l’INPS ha 55 giorni dalla domanda completa, 90 in cumulo o totalizzazione.
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Introduzione alla pensione di vecchiaia: significato e quadro normativo attuale

La pensione di vecchiaia rappresenta il principale canale di uscita dal mercato del lavoro per la generalità dei lavoratori italiani, siano essi dipendenti, autonomi o iscritti alla Gestione Separata. Si tratta di una prestazione economica erogata dagli enti previdenziali pubblici a fronte del raggiungimento di specifici requisiti anagrafici e contributivi previsti dalla normativa vigente. Il quadro normativo di riferimento è l’art. 24 del decreto-legge 201/2011, convertito dalla legge 214/2011 (la cosiddetta riforma Fornero), con i successivi aggiornamenti, che hanno uniformato il sistema e stabilito l’adeguamento periodico dell’età pensionabile alle aspettative di vita certificate dall’ISTAT.

Il funzionamento di questa tipologia di prestazione poggia su due pilastri: da un lato l’età anagrafica minima richiesta, dall’altro un ammontare minimo di anni di contribuzione. In aggiunta, la disciplina distingue tra iscritti in possesso di anzianità contributiva antecedente al 1996 e chi, invece, ha iniziato a versare premi dopo tale data, incidendo così anche sui meccanismi di calcolo dell’assegno previdenziale. La cornice normativa rimane soggetta ad aggiornamenti e interventi legislativi periodici, soprattutto nell’ottica della sostenibilità finanziaria del sistema e dell’equità tra generazioni.

Requisiti di età e contributi: norme generali e aggiornamenti futuri

I parametri principali sono uguali per uomini e donne: nel 2026 servono 67 anni d’età e almeno 20 anni di contributi. Lo schema vale per dipendenti pubblici e privati, autonomi e iscritti alla Gestione Separata, salvo le eccezioni descritte più avanti.

L’accesso viene regolato non solo in base al mero maturare dell’età anagrafica, ma anche alla situazione contributiva complessiva. Vale tutta la contribuzione versata o accreditata: da lavoro, da riscatto (ad esempio per la laurea), volontaria e figurativa e, dove previsto dalle convenzioni tra Paesi, anche quella estera.

Il criterio dell’età minima non è statico. La normativa prevede l’adeguamento periodico dell’età pensionabile in rapporto alla variazione della speranza di vita, con aggiornamenti biennali. L’aumento per il 2027-2028 è già fissato: 67 anni e 1 mese nel 2027 e 67 anni e 3 mesi nel 2028 (circolare INPS n. 28 del 16 marzo 2026). Chi è vicino ai requisiti deve quindi pianificare con attenzione i tempi della domanda.

Tabelle riassuntive dei requisiti più frequenti (fonte: tabella allegata alla circolare INPS n. 28/2026):

AnnoEtà richiestaAnni contributi
202667 anni20 anni
202767 anni e 1 mese20 anni
202867 anni e 3 mesi20 anni

L’aumento è stato fissato dal decreto direttoriale del 19 dicembre 2025 sui dati ISTAT e modulato dalla legge di Bilancio 2026 (art. 1, comma 185, L. 199/2025), che per il 2027 lo ha limitato a un mese.

Per chi ha il primo contributo dal 1° gennaio 1996 («contributivo puro») serve anche un importo minimo: la pensione deve essere almeno pari all’assegno sociale, cioè 546,24 euro al mese nel 2026.

Deroghe ed eccezioni ai requisiti ordinari di vecchiaia

Il quadro ordinario è integrato da specifiche deroghe, rivolte a particolari categorie di lavoratori o a coloro che presentano storie assicurative atipiche. La più nota è la deroga Amato (D.Lgs. 503/1992), che consente di andare in pensione all’età di vecchiaia con soli 15 anni di contributi se si rientra in almeno una di queste situazioni, come riepiloga la scheda INPS:

  • 15 anni di contributi già maturati entro il 31 dicembre 1992;
  • autorizzazione ai versamenti volontari ottenuta entro la stessa data;
  • per i dipendenti (esclusi gli iscritti alle gestioni pubbliche esclusive), almeno 25 anni di anzianità assicurativa e almeno 10 anni con meno di 52 settimane lavorate nell’anno.

Per chi è nel sistema contributivo puro, senza l’importo minimo si può uscire a 71 anni nel 2026 (71 anni e 1 mese nel 2027, 71 anni e 3 mesi nel 2028) con almeno 5 anni di contribuzione effettiva, esclusi i contributi figurativi. Questa opzione risponde all’esigenza di evitare che carriere discontinue o importi molto bassi precludano la pensione.

Ulteriori eccezioni riguardano categorie protette o condizioni documentate, tra cui:

Le deroghe sono applicabili su base individuale e richiedono una verifica puntuale della posizione assicurativa e della normativa vigente.

Casi particolari: lavoratori gravosi, usuranti, invalidità e non vedenti

Il sistema previdenziale contempla tutele specifiche per chi svolge mansioni gravose o usuranti: in tali situazioni, la soglia scende a 66 anni e 7 mesi, con almeno 30 anni di contributi e l’attività gravosa svolta per almeno 7 anni negli ultimi 10 (o lavori particolarmente faticosi e pesanti); il requisito resta fermo fino al 2028. Chi ha svolto l’attività gravosa per 6 anni negli ultimi 7 esce invece a 67 anni.

Per i lavoratori dipendenti iscritti all’AGO a cui l’INPS ha riconosciuto un’invalidità pari o superiore all’80%, nel 2026 bastano 61 anni per gli uomini e 56 per le donne con 20 anni di contributi, più una finestra di 12 mesi prima della decorrenza:

  • Dipendenti uomini: 61 anni di età (61 anni e 1 mese nel 2027) e 20 anni di contributi
  • Dipendenti donne: 56 anni di età (56 anni e 1 mese nel 2027) e 20 anni di contributi

Per i lavoratori non vedenti restano requisiti di età e contributi più favorevoli:

Per i lavoratori dipendenti con invalidità pari o superiore all’80% la pensione decorre dopo una «finestra» di 12 mesi dalla maturazione dei requisiti.

Differenze tra sistemi contributivi, misti e retributivi

Il sistema di calcolo della pensione varia a seconda della storia assicurativa del lavoratore:

La determinazione della prestazione è quindi funzione non solo dell’anzianità ma anche della tipologia di calcolo applicata, con impatti rilevanti sull’importo finale.

Come prepararsi alla domanda di pensione di vecchiaia: consigli operativi e verifiche

Affrontare il percorso verso il pensionamento richiede una pianificazione accurata. È consigliabile:

  • Verificare l’estratto conto contributivo tramite il sito INPS, controllando la correttezza dei periodi e la presenza di eventuali anomalie;
  • Simulare la decorrenza e l’entità della prestazione con gli strumenti disponibili (calcolatori online);
  • Raccogliere la documentazione necessaria: documento d’identità, coordinate bancarie, dati relativi alla cessazione del rapporto di lavoro dipendente, eventuali certificati che attestino situazioni particolari (invalidità, lavori gravosi);
  • Predisporre i dati anagrafici corretti e aggiornati per evitare ritardi o sospensioni nella liquidazione dell’assegno;
  • In caso di storie contributive complesse (contributi all’estero, riscatti, intermittenze), valutare il supporto di un patronato o di un consulente previdenziale.

La domanda si presenta online sul portale INPS (con SPID, CIE o CNS), tramite Contact Center (803 164 da rete fissa, 06 164 164 da cellulare) o con l’assistenza di un patronato. Particolare attenzione va posta ai tempi di trasmissione, soprattutto in prossimità delle variazioni normative sull’età pensionabile. Il regolamento INPS sui tempi dei procedimenti fissa in 55 giorni dalla domanda completa il termine per la pensione di vecchiaia, che sale a 90 giorni se la pensione è in cumulo o totalizzazione tra gestioni diverse.

Conclusione: pianificare il pensionamento per un futuro più sicuro

Pianificare in modo consapevole l’uscita dal lavoro rappresenta uno dei passaggi decisivi per garantirsi una rendita stabile in età avanzata. Conoscere requisiti, tempistiche e opzioni disponibili consente di evitare errori e insicurezze. L’attuale disciplina offre percorsi diversificati in funzione della storia lavorativa e delle condizioni personali; una verifica sistematica della propria posizione, affiancata da una consulenza specialistica, permette di massimizzare i benefici e di ridurre i rischi di ritardi amministrativi. In un contesto normativo soggetto a variazioni, l’aggiornamento costante e la verifica della documentazione si rivelano strumenti efficaci per affrontare con maggiore tranquillità la transizione dalla fase lavorativa a quella pensionistica.

Fonti usate in questo articolo

  1. Circolare INPS n. 28/2026 (speranza di vita 2027-2028)
  2. Scheda INPS Pensione di vecchiaia
  3. D.L. 201/2011, art. 24
  4. Legge 335/1995, art. 1
  5. Legge 199/2025 (Bilancio 2026), art. 1

Revisione del 23 ottobre 2026: requisiti, importi e link controllati sulle fonti ufficiali. Cosa è cambiato.

Di Serena Benedetti

Scrivo di pensioni pubbliche e INPS: vecchiaia e anticipata, APE sociale, reversibilità, estratto conto, cedolino. Ogni articolo si apre con una scheda dei requisiti e chiude con l’elenco delle fonti ufficiali. Chi sono · Correzioni

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